Saluto a Carmen

Perché proprio io devo portare il saluto a Carmen[1].
Non certo per miei meriti particolari, ma per una vita vissuta insieme a lei per oltre settant’anni, in momenti diversi dell’esistenza.
Per familiarità, per la Parrocchia, per la Diocesi, per la Comunità; per la condivisione di valori e principi, di prospettive e di attese.
Carmen amava ricordare anche il cognome della mamma, Pia Donadini, e sottolineava con orgoglio che era nata nella casa paterna, costruita nel 1862, nella Frazione di Montagna, dal nostro trisnonno Carlo Antonio Donadini.
Era un legame profondo con le sue radici, un legame che dice molto di lei.
Carmen è stata vicina a me, bambino, e a mia mamma durante la dolorosa e lunga malattia di mio Papà.
In quegli anni, in verità, furono molti i familiari e le persone che mostrarono solidarietà e premura verso una giovane famiglia segnata dalla sofferenza di un marito e di un papà ancora giovane.
Carmen era l’espressione viva e concreta di quei sentimenti.
Il ricordo che conservo di lei, come bambino, è quello di una persona dolce, attenta, rispettosa, animata da una fede profonda.
Tanto che mio Papà, quel mercoledì sera del 26 febbraio 1960, la volle accanto a sé, insieme ai familiari più stretti, quando chiese a don Pierino Lavizzari di amministrargli l’Unzione degli Infermi.
E alla fine, come lui desiderava prima di spirare, anche Carmen, con noi, recitò il Padre Nostro.
Questo è uno scorcio della familiarità.

La sua Parrocchia
La morte spesso si manifesta a noi attraverso la perdita delle persone care, lasciandoci una tristezza profonda e un immenso senso di vuoto.
È proprio quando questi vuoti si aprono che comprendiamo fino in fondo il valore delle presenze che abbiamo perduto.
Siamo ben consapevoli che la nostra Parrocchia, senza Carmen, perde una presenza di alta spiritualità e dal valore iconico.
Carmen ci ha insegnato che l’amore vero non sopporta di restare semplice intenzione o parola, ma si fa gesto e opera, qualcosa che si tocca e si vede.
Ma non si arresta neppure al semplice aiuto, e si fa accoglienza.
La differenza è grande: l’aiuto raggiunge i bisogni dell’uomo, l’accoglienza raggiunge la persona.
L’ultima volta che ha potuto partecipare alla Messa domenicale è stato lo scorso 1° novembre.
Da qualche mese si intravedevano alcune difficoltà motorie, ma la mente restava lucida, l’attenzione verso gli altri sempre viva, e non mancava mai la sua disponibilità ad accogliere e provocare qualche mia battuta scherzosa.
Sì, Carmen era animata anche da un carattere libero e spiritoso: un tratto che la rendeva una persona amabile ed empatica.
Alla sua Parrocchia ha dedicato ogni sua energia: catechista, lettrice, animatrice di incontri formativi, ma soprattutto anima di una moltitudine di “Crociatine”. Molte di esse conservano ancora oggi sentimenti di gratitudine e di affetto verso Carmen, e vedo che alcune sono presenti a questa celebrazione.
Il Concilio Vaticano II (1962–1965) corrispose a un periodo di grande luce e di grande gioia, di speranze e di attese.
Carmen visse quegli anni con entusiasmo, condividendolo con l’allora Parroco di Camorino, don Fiorenzo Follini.
A testimonianza di ciò, riprendo un passaggio di una sua lettera del 13 febbraio 2010; così usava Carmen.

“Grazie, caro Carlo, per avermi fatto avere l’omelia di don Fiorenzo per i suoi novant’anni
Sono bellissime testimonianze che metterò nei ricordi di un Sacerdote e Parroco buono, colto, gentile, generoso, ricco di fede, che sapeva annunciare e testimoniare il Vangelo con sapienza e coerenza. Con lui abbiamo potuto anche noi laici cercare di vivere lo spirito del Concilio Vaticano II».

Alla Diocesi

Carmen ha assunto responsabilità di alto rilievo anche nella nostra Diocesi.
È stata storica Presidente dell’Unione Femminile Cattolica Ticinese dal 1988 al 2010; l’Assemblea del giugno 2021 le ha espresso la propria gratitudine nominandola Presidente onoraria.
Carmen è stata inoltre l’unica ticinese a partecipare, nel 1987, al Sinodo dei Vescovi sul laicato in Vaticano. Sempre in rappresentanza della Diocesi, ha preso parte a numerosi pellegrinaggi in Terra Santa.
Ci sarebbe ancora molto da ricordare, ma per ovvi motivi devo concludere questo capitolo invitandovi a leggere il libro di Luigi Maffezzoli “Donne che hanno fatto l’Unione”.
Proprio nello spirito ironico della nostra cara Carmen, non posso tuttavia evitare di citare un aneddoto che si rivelò effettivamente rischioso e che mi richiama alla memoria Guareschi con Don Camillo a Mosca.
Era il 1968. Alcune coraggiose donne ticinesi decisero di prendere un volo per Mosca per portare rosari e vangeli a un giovane prete. A un certo punto si accorsero di essere particolarmente “sorvegliate”, ignorando che, proprio in quei giorni, era sbocciata la Primavera di Praga.
Non si trattava dell’ironia narrativa del buon Giovannino Guareschi, bensì di un drammatico fatto politico che si rivelò tanto tragico quanto irreversibile per la conquista della libertà.

Alla Comunità
Carmen donò intelligenza, cultura, sensibilità e passione anche alla vita sociale e politica di Camorino.
Nel 1969 il Canton Ticino introdusse finalmente il diritto di voto alle donne.
Carmen avrebbe potuto accettare la candidatura al Gran Consiglio, ma declinò l’invito.
Le sue aspirazioni erano altre: una maggiore vicinanza alla sua gente, una dimensione più spirituale e, probabilmente, un profondo senso di umiltà.
Nel 1972 accettò invece di candidarsi al Consiglio comunale e nel 1973 fu designata unanimemente Presidente del Legislativo. Prima donna ad assumere questa carica a Camorino.
Nel suo saluto d’insediamento disse, fra l’altro:

Sappiamo che il nostro Comune è confrontato con problemi finanziari, con aspetti tecnici quali il piano regolatore, la depurazione delle acque e l’acquedotto. Camorino sta cambiando anche per l’arrivo di nuove famiglie che dobbiamo saper accogliere, per realizzare una Comunità fondata su valori fondamentali quali la giustizia, l’equità e la solidarietà. Sappiamo che i mezzi finanziari sono scarsi, ma con la buona volontà e l’onestà di ognuno, e con un apporto responsabile, leale, generoso e democratico dei partiti, si riuscirà senz’altro a dare al nostro Villaggio quel volto dignitoso e accogliente che tutti si augurano.”

Carmen fu inoltre Membro del Comitato della Pro Camorino in qualità di Segretaria dal 1956 al 1971.
Dal 2012 partecipò sempre con vivo interesse alle attività dell’Associazione Sempreverdi, fino all’ultimo.
Ancora all’inizio dello scorso anno abbiamo accettato e condiviso l’invito di alcune docenti di testimoniare, con i bambini delle nostre scuole elementari, il nostro passato, com’era il nostro villaggio, quali erano le nostre tradizioni.
È facile per tutti immaginare la gioia di Carmen di potersi intrattenere con i bambini.
Insomma; fu costantemente attiva e presente alle manifestazioni, ai momenti di incontro e alle attività promosse dal Comune e dalle Società locali.
Era una scelta chiara, dettata dal desiderio profondo di appartenere alla nostra Comunità di persone.

Donna di Fede
Carmen era orientata alla vita. Questo non ci impediva, nelle nostre conversazioni, di affrontare anche il tema della fine e di ciò che ci attende.
Ci domandavamo se fosse possibile trovare speranza nella parabola del servo che, dopo aver lavorato, non si aspetta una ricompensa, ma accetta semplicemente di aver compiuto ciò a cui era chiamato.
Sono certo che Carmen, nel solenne momento del trapasso, non abbia dovuto dimostrare nulla: si è lasciata semplicemente avvolgere dall’Amore di Dio.
In questi giorni ho ripreso in mano il libro “Attesa di Dio” di Simone Weil e mi sono imbattuto in una sottolineatura che avevo fatto alcuni anni fa.
Si legge:
Ho sempre creduto che l’istante della morte sia la norma e lo scopo della vita. Pensavo che, per quanti vivono come si conviene, esso sia l’istante in cui, per una frazione infinitesimale di tempo, penetra nell’anima la verità pura, nuda, certa, eterna. Posso dire di non aver mai desiderato per me altro bene”.

Chi ha veramente conosciuto Carmen sa che il suo estremo desiderio è stato esaudito!
Carmen ha avuto anche il privilegio di essere attorniata, specialmente negli ultimi tempi, dalle nipoti Carmela e Barbara, Maria Chiara, Antonella, da Mauro e dal cognato Palmiro.
Insieme gli hanno dedicato profondo affetto e premura e per lei è stato motivo di grande consolazione. Con loro condividiamo il sentimento di mestizia.
Cara Carmen, con grande tristezza, ma confortati dalla tua incrollabile Fede, ti salutiamo con l’Angelus della sera di Jehan le Povremoyne:
«Nella vita eterna, dove la notte non arriva mai, trasportati dal vento che solo le ali degli angeli divini possono creare, le nostre Ave Maria cantano il nostro amore per te nella vita eterna».

Carlo
19 gennaio 2026


[1] Carmen; di derivazione ebraica, viene da “karmel” che significa “Giardino di Dio”, Orto di Dio”.

Aggiungiamo di seguito il collegamento ad alcuni articoli del portale di informazione catt.ch che rendono omaggio a Carmen.
https://catt.ch/newsi/e-deceduta-carmen-pronini-gia-presidente-dellunione-femminile-cattolica-ticinese
https://catt.ch/newsi/carmen-pronini-e-un-faro-che-non-si-spegne
https://catt.ch/newsi/la-diocesi-di-lugano-saluta-carmen-pronini

Inoltre un interessante Intervista realizzata dall’Associazione Archivi Riuniti delle Donne Ticino a Carmen nell’ambito del progetto Tracce di Donne www.archividonneticino.ch
https://youtu.be/XzhpsE5kdwA?si=0cfcQjmSwA3zxD2L