Oratorio di San Giulio in Vigana

“Attestato nel XVI sec., demolito da un’alluvione, fu ricostruito utilizzando l’antica parete settentrionale primitiva, divenuta parete meridionale dell’edificio attuale. Si notavano infatti, all’esterno, tracce di quattro riquadri in cui erano raffigurate scene della vita di S. Giulio. Vi si conservano: un altare ligneo infelicemente ridipinto – ora egregiamente restaurato e trasferito nell’oratorio dell’Annunciata – con otto putti sulle lesene e sul tabernacoletto, del XVI-XVII sec.; una tela raffigurante la Vergine col Bambino del XVI sec., ma ridipinta; un paliotto di tela dipinta a olio, con l’Annunciazione al entro, rozzo lavoro artigianesco del XVIII sec.” (pp. 42-43). 

 

Leggenda sull’oratorio di San Giulio 

“Nel nucleo abitato di Vigana (dal latino “vicanus” indicante una terra di pertinenza della comunità) si trova un oratorio, attestato già nel XVI secolo, dedicato a San Giulio. Secondo la leggenda la chiesetta sarebbe stata edificata sotto la personale direzione del Santo, arrivato in Vigana dopo aver evangelizzato altre terre. Egli cristianizzò gli abitanti della zona (un tempo si viveva sui pianori, data l’insalubrità della vita al piano a causa delle paludi e poiché più al riparo dalle scorrerie guerresche) ed invitò i fedeli a costruire una nuova chiesa. A poco a poco l’edificio sacro s’innalzava, ma il diavolo volle intralciarne i lavori. Aspettò che S. Giulio partisse da Vigana, poi una fredda notte di gennaio, con l’acqua gelida del torrente che scende nelle vicinanze, trasformatasi in ghiaccio, fece sorgere, proprio accanto all’oratorio in costruzione, una magnifica e lucente cattedrale. Il giorno dopo, travestitosi da umile frate, il diavolo tenne una predica agli sbalorditi abitanti del luogo invitandoli a non dar ascolto a Giulio dicendo loro che ili faceva soltanto lavorare; lui invece offriva un’opera d’arte architettonica già terminata senza nessuna fatica. La gente seguì con attenzione le parole ed accettò il regalo del frate-diavolo, il quale, tutto soddisfatto d’averla ingannata e d’esser stato più valente del Santo, se ne andò per i fatti suoi. Giulio, dopo un po’ di tempo, ritornò in Vigana per vedere come procedeva la costruzione della nuova chiesetta. Rendendosi subito conto di ciò che era successo, fece proseguire immediatamente i lavori; quando la bella primavera scacciò il lungo inverno, il sole sciolse la cattedrale di ghiaccio mentre l’oratorio con le sue pareti in rustica muratura era orami terminato ed i fedeli poterono finalmente festeggiare la conclusione dell’opera. Ecco perchè il culto verso San Giulio è sempre stato intenso nel contado bellinzonese in generale e nei ronchi di Camorino in particolare.” (pp. 43-44).